Dichiarazione di voto
Data: 
Giovedì, 12 Febbraio, 2026
Nome: 
Paolo Ciani

A.C. 2396

Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, il testo di legge che oggi ci apprestiamo a votare non è una mera norma tecnica, è una manifestazione concreta di quei principi di libertà, uguaglianza e pluralismo che costituiscono la spina dorsale della nostra Costituzione.

Con l'approvazione di questa intesa, infatti, riconosciamo in modo compiuto e dignitoso i rapporti tra lo Stato italiano e la Diocesi ortodossa romena d'Italia, dando attuazione all'articolo 8 della Costituzione che garantisce libertà e autonomia alle confessioni religiose diverse da quella cattolica. È una scelta di civiltà, perché non dimentica l'esperienza di centinaia di migliaia di persone che vivono, lavorano, studiano e contribuiscono alla vita sociale ed economica del nostro Paese.

La comunità romena, infatti, con oltre un milione di cittadini residenti, molti dei quali ortodossi, è oggi la più numerosa e rappresenta circa il 20 per cento del totale degli stranieri presenti in Italia, ed è una comunità che ha legami antichi con il nostro Paese: legami linguistici, culturali, storici.

Mi colpisce sempre, da romano, vedere tanti turisti e residenti romeni venire in visita qui vicino a noi, alla Colonna Traiana, dove sono narrate su pietra le vicende dell'antica Roma in Dacia, cioè l'attuale Romania. È una comunità che è cresciuta molto e si è radicata, soprattutto negli ultimi 30 anni, nel nostro Paese e che ha vissuto anche momenti difficili. Ricordo bene, purtroppo, quando, intorno al 2008, molti media italiani e, anche diversi politici - fa piacere oggi invece sentire parole nuove - li descrivevano come i nuovi barbari invasori. Ecco, com'era prevedibile, quel tempo è passato e, oggi, la comunità romena è molto ben integrata e diffusa, nel nostro Paese. In questo quadro, la Chiesa ortodossa romena, nella sua dimensione italiana, non è un fenomeno astratto, è fatta di parrocchie attive, comunità radicate e servizi concreti per le famiglie.

La Diocesi ortodossa romena d'Italia, istituita nel 2008 e con sede a Roma, guidata dal vescovo Siluan, lui stesso da oltre 20 anni in Italia, è oggi una realtà organizzata e diffusa su tutto il territorio nazionale, con centinaia di parrocchie e decine di migliaia di fedeli che ad essa fanno riferimento.

La crescita di questa presenza non è casuale, ma ha accompagnato le grandi trasformazioni migratorie degli ultimi decenni: dalle prime parrocchie degli anni Settanta, si è passati a una struttura ecclesiale articolata, capace di rispondere alle esigenze spirituali, sociali e culturali della diaspora romena.

Con questa legge, quindi, lo Stato italiano accompagna e sostiene una realtà che da anni, ormai, contribuisce alla coesione sociale, alla solidarietà e alla convivenza pacifica tra diverse fedi e tradizioni. L'intesa garantisce strumenti fondamentali: dalla possibilità di trascrivere civilmente i matrimoni celebrati dai ministri di culto, al diritto all'istruzione religiosa, alla partecipazione al sistema dell'otto per mille, fino al riconoscimento giuridico delle organizzazioni che svolgono attività educative assistenziali e caritative. Questo non è un privilegio, ma è uguaglianza di trattamento, davanti alla legge, per una comunità religiosa importante. È la piena attuazione di un principio repubblicano: lo Stato non favorisce una confessione religiosa a scapito di un'altra, ma riconosce pari dignità a chiunque contribuisca, dentro l'ordinamento, alla costruzione del bene comune.

Vorrei sottolineare anche la dimensione storica e culturale di questa presenza: la Chiesa ortodossa romena affonda le sue radici in una tradizione millenaria di cristianesimo orientale, ma è profondamente connessa anche con le culture latine dell'Europa sudorientale, un ponte tra Oriente e Occidente. La sua storia, fatta di fede, resilienza e comunità, ha trovato, nel contesto italiano, un terreno fertile per realizzarsi, non certo come una enclave chiusa, ma come soggetto protagonista del dialogo ecumenico. Le comunità romene ortodosse, in Italia, non sono isolate dal resto della società, sono presenti con opere di solidarietà, momenti di dialogo ecumenico e iniziative sociali che rafforzano la coesione. In molte città italiane, le parrocchie non sono solo luoghi di culto, ma punti di riferimento per famiglie, giovani e anziani.

La legge che, oggi, votiamo, non ignora questi fatti, ma li riconosce e li protegge, inserendoli in un quadro giuridico moderno, trasparente e rispettoso della libertà di coscienza. Nel farlo, non rivediamo semplicemente le casistiche di un catalogo normativo, ma respiriamo lo spirito della nostra Costituzione che non teme di guardare alla pluralità come a una ricchezza; una Costituzione che non si limita ad affermare la libertà religiosa sulla carta, ma la garantisce nei fatti.

Per tutto questo, il voto del nostro gruppo sarà favorevole; favorevole a una legge che non solo regola, ma riconosce, che non solo traduce in norme, ma valorizza; una legge che rafforza l'integrazione, l'appartenenza all'Italia di tante persone che qui vivono e contribuiscono al nostro futuro comune.